intorno a me vedo gente sempre più sola. gente che glielo leggi in faccia quanto soffre la solitudine sociale, gente che soffoca continuamente l'urlo della disfatta masticando odio, condividendo gli stessi sentimenti che gli procurano isolamento.
in questa società fatta di classifiche, nella graduatoria quelli che contano non sono solo i primi ma anche gli ultimi: sono questi il capro espiatorio più facile per ogni singola evenienza dell'arrogante potere costituito. sono questi che devono sobbarcarsi sforzi disumani per il benessere delle classi agiate. sono questi che, in quanto ultimi, sfiaccati da una vita fatta di umiliazioni, non hanno nè la forza nè la possibilità di riscatto perchè con la paura non si costruisce un futuro. e così, se nella disperata scalata alla sopravvivenza devi necessariamente pestare qualcun'altro per andare sempre più in alto, per essere ultimo non basta essere calpestati ma serve anche accettare la propria condizione senza remore: un pò come essere investiti da un auto e pagare i danni!
il potere da tempo ha adottato la tecnica del "divide et impera" per controllarci: più siamo soli più siamo deboli, più siamo deboli più è facile essere sottomessi. in questa diffusione di odio a pillole tendiamo a non fidarci più nemmeno del nostro vicino di casa. sei per strada e ti ritrovi circondato da persone che non ti rivolgono lo sguardo perchè hanno represso ogni minimale segno di complicità: anche chiedere l'ora ad uno sconosciuto diventa quasi un oltraggio al suo timore! dove ci porterà questa diffidenza?
lunedì 26 novembre 2007
realtà dissociativa..
pubblicato da antonio gioia alle 13:31 1 commenti
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