intorno a me vedo gente sempre più sola. gente che glielo leggi in faccia quanto soffre la solitudine sociale, gente che soffoca continuamente l'urlo della disfatta masticando odio, condividendo gli stessi sentimenti che gli procurano isolamento.
in questa società fatta di classifiche, nella graduatoria quelli che contano non sono solo i primi ma anche gli ultimi: sono questi il capro espiatorio più facile per ogni singola evenienza dell'arrogante potere costituito. sono questi che devono sobbarcarsi sforzi disumani per il benessere delle classi agiate. sono questi che, in quanto ultimi, sfiaccati da una vita fatta di umiliazioni, non hanno nè la forza nè la possibilità di riscatto perchè con la paura non si costruisce un futuro. e così, se nella disperata scalata alla sopravvivenza devi necessariamente pestare qualcun'altro per andare sempre più in alto, per essere ultimo non basta essere calpestati ma serve anche accettare la propria condizione senza remore: un pò come essere investiti da un auto e pagare i danni!
il potere da tempo ha adottato la tecnica del "divide et impera" per controllarci: più siamo soli più siamo deboli, più siamo deboli più è facile essere sottomessi. in questa diffusione di odio a pillole tendiamo a non fidarci più nemmeno del nostro vicino di casa. sei per strada e ti ritrovi circondato da persone che non ti rivolgono lo sguardo perchè hanno represso ogni minimale segno di complicità: anche chiedere l'ora ad uno sconosciuto diventa quasi un oltraggio al suo timore! dove ci porterà questa diffidenza?
lunedì 26 novembre 2007
realtà dissociativa..
pubblicato da antonio gioia alle 13:31 1 commenti
mercoledì 10 ottobre 2007
l'umana necessità di esprimere disagi esistenziali..
il disagio è per me una condizione di scarsa affinità con l'ambiente circostante.. è un modo di non accettare lo stato delle cose semplicemente perchè si vorrebbe qualcosa di migliore per la propria esistenza.. qualcosa di più costruttivo, di più soddisfacente del solito giro in piazza o dello sterile pavoneggiare in uno qualsiasi dei locali fashion presenti in città.
mi chiamo antonio.. ho 23 anni e vivo a ceglie da sempre.. conscio di non conoscere la realtà che mi circonda, cerco di interpretare ciò che mi succede intorno più o meno da quando, maggiorenne, ho sbattuto la faccia contro un muro di negazioni, mancanze e coercizioni.
cosa posso fare? me lo chiedo spesso; in un ambiente dove trovare complicità nelle cose più semplici diventa motivo di faida, dove si è pronti a dividersi in tutto.. persino il modo di vestire diventa discriminante.. quasi a voler sottolineare la totale immobilità culturale di cui gode questo paese pongo come esempio la scena musicale dove dominano da sempre gruppi di cover, brutte copie ed emulatori che di generazione in generazione si passano il testimone della tristezza musicale.. e di gente che prova a scrivere musica propria si conta sulle dita di una mano monca.
poi capita che per un motivo devi necessariamente passarci anni in questo arido deserto culturale, con prospettive di miglioramento prossime allo zero. lavoro? la precarietà è un fenomeno che coinvolge tutta la penisola, la precarietà cronica è invece il nostro destino e di tutti coloro che stanno crescendo in questo caldo sud. passione politica? si, ma solo se coltivata individualmente. ogni riferimento libertario è volutamente respinto. non puoi coltivare semi di libertà in una socialità basata su ritmi catto-tradizionalisti, su ideologie da bar provinciale, dove il rosso e nero sono poco più che due colori da difendere a spada tratta non per una profonda conoscenza politica ma per un proselitismo da sentito dire. quando, ovviamente, le ragioni dei rossi e le ragioni dei neri sono superate e ormai, storicamente, fine a se stesse.
con chi me la prendo? tutti, me compreso, lasciamo che tutto peggiori.. ormai spettatori di uno spettacolo ripetitivo, noioso. la classe politica è vecchia, dannosa, immobile.. una colabrodo abominevole. chi partecipa alla vita politica lo fà con un unico fine: i propri imprescindibili interessi. inutile stare a fare i nomi.. è una caratteristica comune a tutti i personaggi politici di ceglie, da sinistra a destra, sia gli intramontabili dinosauri che le nuove leve.
continuare a fidarsi di uno qualsiasi di quei personaggi sarebbe per me l'ennesima sconfitta. e per perdere il meno possibile ho deciso di parlarne attraverso internet.. c'è uno stimolo che è nato in me che probabilmente qualcun'alro in questo paese è pronto a condividere serenamente.. parlarne è un modo per esorcizzare i demoni della nostra triste quotidianità.. oltre ad essere un modo efficace di testimoniare la mia/nostra esperienza, un modo per rendere bene l'idea di come si vive in una provincia abbandonata del mezzogiorno.
pubblicato da antonio gioia alle 06:44 1 commenti
